Salone “MEDITERRABIO” 30 aprile – 4 maggio 2014

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Saremo presenti al nuovo Salone “MEDITERRABIO” organizzato da “CITTA’ DEL BIO” nel contesto della 65ma Fiera Internazionale dell’Agricoltura e della Zootecnia di Foggia che si terrà dal 30 aprile al 4 maggio 2014 presso il Quartiere fieristico di Foggia.

Città del Bio è la rete dei Comuni e degli Enti Locali che promuovono la “cultura del bio”, e che oggi è presente in 6 paesi (Italia, Francia, Germania, Austria, Grecia e Senegal), con oltre 200 comuni italiani che fanno riferimento alla rete.città del bio

L’Associazione ha scelto, quest’anno, di progettare un Padiglione dedicato alle produzioni biomediterranee all’interno di una manifestazione di settore che vanta un’esperienza pluriennale e un prestigio internazionale (circa 30.000 visitatori ogni anno) al fine di mettere al centro dell’attenzione l’agricoltura biologica e contadina, che promuove l’economia sostenibile. Un’agricoltura, quella bio, che ha dimostrato come sia possibile e conveniente offrire al consumatore prodotti freschi, gustosi e genuini, rispettando il ciclo della natura, l’ecosistema e la naturale fertilità dei suoli.

Con questa iniziativa CITTA’ DEL BIO intende mettere sotto i riflettori l’agricoltura biologica in una Regione, la Puglia, che è tra le prime per numero di operatori e produzioni biologiche.

In questa occasione vogliamo mettere in evidenza l’evoluzione e la capacità di proposta del settore bio, in costante crescita e in particolare:

  • l’esperienza dei Biodistretti, che sperimentano la conversione al biologico di intere aree rurali, per dimostrare che è conveniente passare dalla conversione della singola azienda agricola a quella di tutto il territorio, coinvolgendo nuovi settori e attività economiche, sollecitando ogni azienda ad adottare disciplinari di produzione improntati all’ecosostenibilità e promuovendo sinergie tra i diversi attori economici del Biodistretto. Il ruolo e il contributo dei territori, che costituiscono una grande opportunità per favorire un nuovo “rinascimento” culturale ed economico. Per far crescere nuovi Biodistretti che lavorino sulla qualità della terra, del paesaggio, dell’agricoltura, del cibo e della vita. Perché l’azione locale cambia il mondo.
  • i comportamenti virtuosi delle aree urbane, che hanno inserito il bio nella ristorazione scolastica, promuovono l’educazione alimentare e l’educazione al consumo consapevole nelle scuole, la “filiera corta” e i mercati contadini, in un processo complessivo di costruzione della sostenibilità a partire dal cibo e dalle scelte di vita (e di consumo) di tutti i giorni;
  • l’opportunità offerta dai “mercati su aree pubbliche”, che sono una realtà distributiva importante e che possono caratterizzarsi come canale distributivo vitale per dare sbocco alle produzioni dei diversi territori, aiutando a ricostituire i circuiti economici locali. Ecco allora che il “mercato” può aiutarci a riscoprire e rivalutare il sistema del “cibo locale”, che significa freschezza dei prodotti provenienti da aziende agricole prossime ai mercati di vendita. Per questa ragione, la distanza percorsa dal cibo (dal luogo di produzione fino al piatto di portata finale) è relativamente breve con una grande riduzione del consumo di carburanti fossili e dell’inquinamento. Una scelta che consente di rilanciare il ruolo dei mercati e di qualificarli nella loro offerta, proponendoli come riferimento di una proposta di alimentazione sostenibile e sana, capace di recuperare e valorizzare la cultura e le tradizioni del territorio. Un “mercato” che recupera la sua funzione di scambio di prodotti, servizi, informazioni, rapporti sociali. Oltre che occasione di contaminazione tra ambienti distanti: la montagna che incontra la pianura, e viceversa ed entrambi incontrano i prodotti dell’artigianato e delle manifatture. E i mercati sono anche l’occasione per incontrare gli agricoltori e conoscere la storia del cibo che mangiamo;
  • le esperienze dei Gruppi di Acquisto che sperimentano nuovi e più avanzati modelli di relazione e di solidarietà tra città e campagna (l’esperienza delle AMAP in Francia), ma anche la proposta dei GAT (Gruppo Acquisto Terreni), per investire insieme i propri risparmi nell’acquisto di un’azienda agricola;
  • i progetti per la difesa e la valorizzazione della biodiversità. Il mercato globale richiede una produzione intensiva ed uniforme (monocoltura), deleteria per l’ambiente. Quello locale, invece, offre agli agricoltori incentivi alla diversificazione della produzione, creando l’opportunità di orientarsi alla coltivazione di nuove piante o all’allevamento di nuove specie animali. Avere produzioni diversificate significa anche non impiegare i pesanti macchinari usati nelle monocolture e, conseguentemente, eliminare una delle cause principali dell’erosione del suolo. La diversificazione conduce all’impiego di metodi biologici, rendendo i raccolti meno suscettibili agli attacchi di insetti nocivi e meno bisognosi di pesticidi artificiali;
  • il progetto della Casa del Cibo, il luogo dove gli alimenti, la cultura, la salute, l’ambiente e i valori sociali incontrano l’economia. Una iniziativa indirizzata a promuovere l’utilizzo degli alimenti biologici nei consumi istituzionali (ristorazione scolastica, ospedaliera e collettiva), perché il cibo sia promotore di sostenibilità e di salute per i cittadini, per salvare, quando ancora esiste, o per ricreare la cultura alimentare, la cultura del mangiar sano, felice e sostenibile, che appartiene alla tradizione mediterranea.
  • Le esperienze di turismo sostenibile, le forme di accoglienza nuova e coinvolgente nei Bioagriturismi. Per sviluppare una rete di territori, di paesi, di città, di parchi e di aree protette, connessi da percorsi ecologici e buone prassi di sostenibilità ambientale. Per offrire la proposta di un turismo Bio&Slow, per assaporare con piacere e lentezza i territori e le loro eccellenze, uniti da un reticolo di percorsi culturali e turistici emozionali, come ad esempio i Tratturi della Transumanza e gli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa.
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